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Investire sul territorio è la sfida della Sanità del futuro

Questa pandemia ci ha insegnato che il Covid-19 deve essere governato dal lato ospedaliero per curare chi si trova in gravi condizioni e da quello territoriale per contenere il contagio e limitarne la letalità.
I modelli regionali che si sono dimostrati più efficaci sono quelli che hanno coinvolto maggiormente il territorio, e certamente la qualità delle cure ospedaliere deve passare da una gestione territoriale efficiente. La Regione Campania, con il Decreto n. 83 del 31/10/2019 sul nuovo Piano Regionale della Rete di Assistenza Sanitaria Territoriale 2019 – 2021, ha fissato le azioni future per la riforma del modello organizzativo della medicina territoriale, con le Aggregazioni Funzionali Territoriali degli studi dei Medici di Famiglia, e la garanzia di un servizio h12 (dalle 8 alle 20) alla cittadinanza.
La nuova Medicina Territoriale, secondo il Piano, sarà incentrata sull’assistito attraverso strutture dedicate che devono garantire la sua totale presa in carico, con la continuità delle cure e l’integrazione socio- assistenziale, diminuendo contestualmente il ricorso alle cure ospedaliere. Questa è la sfida del futuro per il nostro servizio sanitario regionale, legata indubbiamente all’aumento della popolazione anziana e al conseguente incremento delle malattie croniche e invalidanti.
Allo scopo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza distrettuali in maniera uniforme sull’intero territorio, ciò ha determinato una crescita inarrestabile del consumo di risorse economiche in sanità, causa il continuo progresso in campo diagnostico e terapeutico. Infatti ogni anno la domanda di salute dei cittadini della Regione Campania trova nei c.d. tetti di spesa un vuoto legato all’insufficienza degli stessi, che determina nelle fasce deboli dell’utenza una grave conseguenza, che è la rinuncia alle cure, contravvenendo a un dogma costituzionale, rappresentato dal diritto alla salute.
Solo l’analisi del bisogno di salute del territorio può garantire una corretta programmazione dei volumi di prestazioni e correlati limiti di spesa annuali e la continuità delle cure per tutto l’anno solare.
La fissazione dei tetti di spesa deve necessariamente seguire quindi il diverso criterio della programmazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie rilevato a livello distrettuale, al fine di perseguire il tendenziale abbattimento delle liste di attesa esistenti nelle diverse branche specialistiche.
Certamente una più intensa alleanza pubblico- privato può essere da volano per quella innovazione nell’assistenza territoriale.

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Nasce il servizio di Psicologia di base nei Distretti Sanitari

Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato all'unanimità la Legge che istituisce il servizio di Psicologia di base.
La figura professionale sarà inserita nell’ambito dell’assistenza territoriale affiancando, in ogni distretto, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali nell’assistenza ai singoli pazienti, in particolare per problemi legati all’adattamento (lutti, perdita del lavoro, separazioni, malattia cronica), per sintomatologia ansioso-depressiva, per problemi legati a fasi del ciclo di vita, per disagi emotivi transitori ed eventi stressanti, per il sostegno psicologico alla diagnosi infausta e alla cronicità di malattia.

Pasquale Bove:

“Il Servizio di Psicologia di Base si pone l’obiettivo di intercettare e diminuire il rischio di disagio psichico, rispondendo ai bisogni assistenziali della popolazione, e di prevenire e promuovere la salute psicofisica, che è stata messa a dura prova in questa fase di emergenza sanitaria Covid19”. “Sicuramente avremo una fase sperimentale tutta da costruire, che però ha già riscontrato un forte successo in altri paesi europei, dove l'efficacia degli interventi psicologici in ambito clinico è stata rilevante, e tra l’altro si è ottenuto un significativo risparmio sulla spesa del sistema sanitario rispetto all'investimento iniziale delle risorse”. “Grazie a questa legge tanti professionisti, in primo luogo giovani, potranno avere concrete opportunità di lavoro”.

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I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: quale futuro?

Sono passati ormai 10 anni dall’approvazione della Legge n. 170 del 2010 sui disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, grazie alla quale la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia sono stati riconosciuti quali disturbi specifici di apprendimento, denominati “DSA”. La Regione Campania ha preso atto della Legge.
Con quella Legge sono state definite le funzioni ed i ruoli delle varie figure professionali che operano per facilitare l’apprendimento e potenziare l’autostima del minore con DSA. Stiamo parlando di una buona fetta della popolazione, se si pensa che i disturbi dell’apprendimento riguardano il 4% della popolazione scolastica (circa 70.000 famiglie solo in Campania) ma le difficoltà di apprendimento ed il basso rendimento scolastico (dati dell’USR Regione Emilia su analisi del problema a livello nazionale) riguardano il 24% della popolazione scolastica (circa 450.000 famiglie in Campania).
Allo stato l’intervento del servizio sanitario è limitato ai minori affetti da questi disturbi fino ad una età 9-10 anni, per un periodo di 6 mesi fino ad un massimo di 1 anno; tutto il supporto successivo è esclusivamente a carico della famiglia e della scuola. Diventa indispensabile, quindi, proporre e sostenere un metodo globale efficace, facendo da collegamento tra la famiglia, la scuola, e coloro che si occupano della diagnosi e della riabilitazione (neuropsichiatra, psicologo, logopedista).
Generalmente questi bambini sono seguiti a casa, a vario titolo, da insegnanti (c.d. doposcuola), che certamente non conoscono gli strumenti necessari e non hanno le competenze specifiche per continuare quella presa in carico tale da produrre miglioramenti del disturbo specifico.
La proposta operativa è quella di istituire il Tutor didattico per gli studenti con DSA: deve affiancare ed aiutare bambini e/o ragazzi con disturbi specifici di apprendimento (D.S.A.) o con difficoltà di apprendimento in senso ampio ad acquisire un metodo di studio personale ed ad utilizzare al meglio gli strumenti compensativi più idonei.
Deve svolgere inoltre un ruolo di facilitatore dei rapporti tra famiglia, scuola ed, eventualmente, esperti della diagnosi e della riabilitazione DSA. Può operare in contesti educativi extra-scolastici compresi quelli familiari. Nello svolgimento del suo lavoro si interfaccia continuamente per la condivisione di obiettivi e strategie con le famiglie, le istituzioni scolastiche e gli specialisti DSA.

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I Disturbi dello Spettro Autistico (ASD): percorsi assistenziali di scuola e lavoro.

La persona con Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), come qualsiasi altra persona, nel suo percorso di crescita psicologica si confronta con una serie di eventi sociali che comportano progressivamente sempre nuove richieste. Dall’infanzia all’adolescenza e quindi all’età adulta deve sottoporsi a periodici controlli sanitari, deve frequentare una scuola, deve frequentare i coetanei, deve condividere giochi, deve adattarsi ai ritmi del sistema famiglia cui appartiene, deve eseguire degli apprendimenti specifici, deve gestire le attività del tempo libero, deve affrontare i tumulti di vissuti sentimentali, e così via.
Si tratta di eventi abituali e inevitabili che investono qualsiasi persona, ma che, in quella con ASD, trovano un soggetto con una minore disponibilità di risorse per fronteggiare i disagi e i turbamenti ad essi inevitabilmente connessi.

SCUOLA: è il primo impatto importante nell’ambito della vita sociale. Bisogna, per questo motivo, fornire un efficace supporto a tutto il personale di questa istituzione, formulando protocolli che tengano conto anche delle realtà locali, in cui tali “buone pratiche” devono essere implementate: allo stato manca una preparazione specifica e non si può lasciare tutto al caso o all’improvvisazione. I genitori dei bambini autistici lottano quotidianamente con questa realtà e spesso questi bambini sono esclusi da molte attività, proprio perché non si sa come gestire i loro comportamenti e la loro imprevedibilità. I bambini affetti da questo disturbo richiedono tanta energia, attenzione e lavoro a chi gli è accanto, ma soprattutto richiedono strategie di gestione specifiche, per stabilire una relazione positiva che ne favorisca gli apprendimenti. Le insegnanti curriculari e di sostegno, oggi più che mai, sono chiamate a rispondere in maniera adeguata ai differenti bisogni di questi bambini, senza essere supportate né, molto spesso, avere una formazione specifica.

Proposta: creare le basi per la costruzione di percorsi assistenziali che, oltre alle raccomandazioni cliniche, definiscano procedure operative ai professionisti coinvolti, tempistiche e setting riconosciuti e condivisi.

LAVORO: è il secondo importante momento di cambiamento nella vita, terminato il percorso scolastico, in cui il 78% degli uomini e l’80% delle donne con disabilità sono DISOCCUPATI. Si tratta spesso di persone con capacità di avviamento a un’inclusione lavorativa che, però, escono dalla scuola senza una valida scelta. Il nostro ruolo è di promuovere azioni tese a garantire per loro la sufficiente QUALITÀ DI VITA: la dignità (sentirsi rispettati), l’accettazione (sentirsi compresi), le opportunità lavorative, sociali e di inclusione in comunità.

Proposta: in questo panorama è opportuno proporre una figura di Tecnico Esperto, che sia in grado di occuparsi dell'inserimento lavorativo delle persone con svantaggio sociale, capace di svolgere attività di analisi del fabbisogno e del potenziale del soggetto svantaggiato, di supporto e accompagnamento all'inserimento, alla predisposizione di progetti per inserimento lavorativo individuale, al reinserimento lavorativo, alla consulenza e al supporto alle famiglie e alle organizzazioni produttive per la ricerca, la selezione e l'accompagnamento di tali persone.

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Biografia

Info Personali

Informazioni

dott. Pasquale Bove, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 28.04.1958, Sposato con tre Figli;

  • +39 347 640 2972
  • elezioniregionali@bovepasquale.it

Formazione

LAUREA E SPECIALIZZAZIONE

laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti presso la II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Napoli

Specializzato in Chirurgia Toracica con il massimo dei voti presso la II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Napoli

corsi e attestati

Tra i più significativi:

Conseguimento di attestato manageriale nel Master di II livello in “Direzione, Management e Coordinamento delle Strutture Sanitarie, Sociali e Socio- Assistenziali Territoriali” c/o l’Università degli Studi di Napoli “Federico II- Dipartimento di Scienze Sociali

Corso di Perfezionamento in Tecniche Epidemiologiche e Gestionali per l’Organizzazione Sanitaria presso l’Università di Siena

Storia Politica

Incarichi

  • consigliere comunale del Comune di Mugnano di Napoli dal 1985 al 1995;
  • componente dell’Assemblea della ex- USL 23 dal 1987 al 1990;
  • assessore alla P.I. e cultura del Comune di Mugnano di Napoli da novembre 1987 ad ottobre 1988;
  • Sindaco del Comune di Mugnano di Napoli da settembre 1991 a dicembre 1993;
  • Direttore Generale del Comune di Mugnano di Napoli da settembre 2000 a marzo 2001;

Carriera Professionale

ASL NAPOLI 2 NORD

2018 - ad oggi

dal 2018 ad oggi, ricopre l’incarico di Direttore del Distretto Sanitario n. 46 di Acerra (NA)

in precedenza è stato incaricato quale:

  • Direttore U.O.C. Controllo di Gestione e Budgeting ASL Napoli 2 nord;
  • Direttore dell’U.O.C. accreditamento e controllo della spesa sanitaria;
  • Direttore del Distretto Sanitario n. 40;
  • Direttore U.O.C. coordinamento cure primarie e specialistiche;
  • Direttore del Dipartimento di Programmazione, Acquisto e Controllo delle Prestazioni Sanitarie;
  • Direttore U.O.C. coordinamento cure primarie e specialistiche;
  • Direttore dell’U.O.C. “analisi e controllo della spesa sanitaria”

Regione Campania

2009 - 2010

Ha svolto, su nomina regionale, l’incarico di Sub Commissario Regionale ASL Napoli 2 nord per il settore sanitario da novembre 2009 ad agosto 2010

Iscritto nell’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere e degli altri Enti del Servizio Sanitario Nazionale

Citazioni

Elezioni Regionali Campania

Punti programmatici

Introduzione

PAsquale bove

La passione politica che mi accompagna sin dalla gioventù, insieme all’attenzione per le problematiche del cittadino, mi ha consentito il servizio reso da Sindaco della mia comunità di appartenenza in Mugnano di Napoli.
Nel tempo ho potuto vivere una intensa e articolata esperienza da medico- dirigente nella sanità pubblica e, ininterrottamente, nella struttura di Napoli nord, oggi ASL Napoli 2.
Credo, seppur sommessamente, di poter affermare di aver maturato una competenza professionale, arricchita della responsabilità di adempiere ad una funzione in ascolto dei bisogni sociali, sempre più crescenti e diversi anche per tipologie mediche. È noto a tutti come la Sanità sia la prima competenza, tra le prerogative dell’Ente Regione, che non a caso impegna circa l’80% del suo bilancio.

La Campania ha attraversato anni difficili per il ripiano finanziario, che, se reso necessario per esigenze di rigore nella spesa pubblica è, altresì, vera l’incidenza pesante sulla funzionalità del settore e sulla serenità dell’utenza. Le conseguenze sono ben presenti a tutti i livelli.

La prossima legislatura apre una nuova fase dell’ente a causa della pandemia da Covid19.
Un’emergenza che richiede un supplemento di consapevolezza alla politica perché assuma l’importanza della sanità- salute quale bene individuale e collettivo, primario e irrinunciabile, per risposte sempre più improntate ad efficienza ed efficacia con riguardo speciale alle fasce socialmente più deboli. Per questo la sanità incrocia la tutela dell’ambiente, inteso nella sua generalità, ma a partire dai nostri territori.
La pandemia da COVID-19, che ha interessato in maniera severa il nostro Paese, ha sconvolto tutti i programmi previsti e portato in evidenza le priorità programmatiche.
Abbiamo avuto una fase di emergenza sanitaria senza precedenti e senza regole prestabilite, seguita dall’attuale ripresa dei contagi, e una ripartenza piena di incertezze, a cominciare dalla scuola, che deve comunque misurarsi con la presenza del virus e il rischio di una nuova ondata.
Abbiamo di fronte sfide impegnative, in un contesto nazionale ed internazionale molto difficile, e la pandemia di questi mesi con il prolungato lockdown, con le incerte prospettive di un suo effettivo superamento, disegnano uno scenario davvero problematico, sia sotto il profilo della sicurezza sanitaria, sia per le pesantissime ricadute dell’emergenza sul piano economico e sociale, in parte mitigate dall’adozione della DGRC n. 170/2020, che ha consentito al sistema economico e sociale regionale di reggere l’onda d’urto causata dalla pandemia.
È stato presentato un programma di governo della coalizione di De Luca Presidente, che resta un atto di serietà nei confronti degli elettori e che non deve configurarsi come un atto formale, bensì come atto sostanziale, che deve essere da guida fin dai primi giorni del nuovo quinquennio di governo della Regione. Sicuramente oggi la Campania occupa un ruolo di rispetto nel panorama nazionale, assumendo un ruolo di leader ed in grado di dare voce a tutto il Mezzogiorno, grazie sia al risultato di cinque anni di duro lavoro, che per l’evidente attività nel momento acuto della pandemia. Nei trascorsi 5 anni, come affermato nel programma di coalizione, la capacità di affrontare temi cruciali, quali la sanità, il lavoro, attraverso innanzitutto il Piano per il Lavoro per il potenziamento della PA e l’innesto della nuova generazione del digitale, la tutela e valorizzazione dell’ambiente nel quadro di uno sviluppo sostenibile, la promozione del territorio, del welfare, della cultura, della scuola, delle infrastrutture, della mobilità, della risposta all’emergenze, del corretto utilizzo dei fondi nazionali ed europei, ha fatto registrare, insieme ai dati socio economici, per la Campania un trend in controtendenza rispetto alla macroarea Mezzogiorno e in alcuni casi al Paese, determinando una ripresa socio- economica.
L’emergenza ha solo reso più evidente l’urgenza di un ritorno alla normalità, ma non quella conosciuta, bensì quella volta a correggere ed eliminare gli squilibri nella offerta dei servizi pubblici, determinati da un malinteso e corace federalismo penalizzante il sud. Intanto, è inaccettabile che in tale ambito si debba lamentare l’assurda carenza di circa due milioni di lavoratori, mentre si tralascia di considerare, nell’immaginario collettivo, prima ancora della politica, che il rapporto tra anziani e donne e uomini in età lavorativa, nel 2050, salirà dal 38% al 74% di vecchi ogni 100 giovani.
Condividendo assolutamente i 7 temi trattati nel programma di governo della coalizione, la mia visione dell’impegno da Consigliere Regionale viene sintetizzata nel trinomio Sanità- Ambiente- Lavoro, a significare la complementarietà tra politiche attive nella convergenza sul lavoro, appunto, per il fine primario della promozione della dignità dell’uomo, grazie anche alla grande esperienza maturata nell’ultimo ventennio di professione, non tralasciando chiaramente tutte le altre progettualità e criticità che saranno sottoposte all’attenzione dell’intero consesso regionale.

Lavoro

Inserimento lavorativo:

Il Lavoro è il secondo importante momento di cambiamento nella vita, terminato il percorso scolastico, in cui il 78% degli uomini e l’80% delle donne con disabilità sono DISOCCUPATI. Si tratta spesso di persone con capacità di avviamento a un’inclusione lavorativa che, però, escono dalla scuola senza una valida scelta. Il nostro ruolo è di promuovere azioni tese a garantire per loro la sufficiente QUALITÀ DI VITA: la dignità (sentirsi rispettati), l’accettazione (sentirsi compresi), le opportunità lavorative, sociali e di inclusione in comunità. Proposta: in questo panorama è opportuno proporre una figura di Tecnico Esperto, che sia in grado di occuparsi dell'inserimento lavorativo delle persone con svantaggio sociale, capace di svolgere attività di analisi del fabbisogno e del potenziale del soggetto svantaggiato, di supporto e accompagnamento all'inserimento, alla predisposizione di progetti per inserimento lavorativo individuale, al reinserimento lavorativo, alla consulenza e al supporto alle famiglie e alle organizzazioni produttive per la ricerca, la selezione e l'accompagnamento di tali persone.

L’Italia ha bisogno di lavoro, non di assistenzialismo

Matteo Renzi ha segnalato il bellissimo discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini, dove ha parlato dell’esigenza di investire nella scuola e nell’istruzione, nella formazione dei giovani, basta assistenzialismo. È stato molto apprezzabile il riferimento alla necessità di fare debito per riforme vere, non per assistenzialismo spicciolo e soprattutto il passaggio sulla questione educativa. È la formazione il vero campo di sfida del nostro Paese: scuola, università, ricerca. E’ diventato emergente, in Regione Campania, il rilancio delle Aziende ed utilizzare le risorse per sostenere imprese, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori e famiglie nella nuova fase di ripresa economica e sociale del Paese. Abbiamo un’occasione unica per fare ciò, costituita dalle risorse del nuovo ciclo di fondi europei 2021-27, del parallelo ciclo dei fondi nazionali di sviluppo e coesione per lo stesso periodo, cui si aggiungono le ingenti risorse del Recovery Found. Quindi una nuova stagione di grandi investimenti, addirittura superiore alla fase della ricostruzione post- bellica e all’intervento straordinario nel Mezzogiorno degli anni Sessanta.

Ambiente

La terra è ferita, serve una conversione ecologica

le prossime elezioni regionali devono essere un’occasione per promuovere un modello di regione che finalmente guardi al futuro. La gestione del territorio non può essere volta alla sistematica depredazione delle sue risorse senza valutare cosa lasceremo alle generazioni future. Certamente la mentalità delle persone sta cambiando e si avverte sempre più l’esigenza di una qualità di vita migliore basata sul rispetto per la natura e per i suoi abitanti, a qualunque specie essi appartengano. Il rapporto con l’ambiente deve essere basato su obiettivi di sviluppo sostenibile. La progettualità deve tendere al miglioramento della nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile, ma anche un consumo responsabile (gestione rifiuti alimentari con un netto no allo spreco), al fine di poter dare vita ad una comunità ecologica tesa al benessere delle persone e alla protezione dell’ambiente. È questo un tema da sempre discusso, anche dai Grandi della Terra, ma resta sempre la criticità attuale, che nasce dal distorto equilibrio che l’uomo vive con l’ambiente. Purtroppo il degrado ambientale di cui oggi parliamo ha origini riconducibili all’azione dell’uomo, che ha cominciato a sfruttare in modo eccessivo le risorse naturali, come se queste fossero una riserva inesauribile di ricchezza. Ha distrutto foreste, ha introdotto colture inadeguate, ha costruito dappertutto abitazioni e strade. Voglio ricordare solo che il Santo Padre pubblicava a giugno 2015 la sua seconda enciclica, la prima enciclica papale in assoluto sull’ambiente, con la quale, intervenendo sugli effetti dell’iniquità sociale e sulla disamina della situazione attuale e sulle cause della crisi ecologica e ambientale, Papa Francesco affronta la parte propositiva della sua enciclica, alla luce di una "ecologia integrale", di un'ecologia cioè che parta dal convincimento che l'uomo è parte integrante della natura e dell'ambiente in cui vive. Il punto centrale? La terra è ferita, serve una conversione ecologica. Dall’agosto del 2018, Greta combatte una battaglia importante, quella che ha una sola vittoria possibile, forse un po’ utopica: rispettare le leggi morali, rispettare l’ambiente, rispettare i diritti dell’uomo. A tal proposito è urgente una forte spinta all’azione regionale intrapresa per il suo completamento delle misure di bonifica e di risanamento, per recuperare, da un lato, i ritardi per colpevole distruzione e malefici compromessi del passato, non lontano, dall’altro, per ri-modulare assetti di sub- aree della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, nell’ottica delle opzioni, di cui al Master- Plan Turismo della fascia costiera Flegrea-Domizia, già ai primi esami degli enti locali interessati, approvato definitivamente con la DGR n. 435 del 3 agosto 2020. Nella mia ultima esperienza lavorativa ad Acerra, ho seguito queste dinamiche per il grande impegno che profonde per quelle terre Sua Eccellenza il Vescovo di Acerra, che da tempo chiede “Un’operazione verità sui dati scientifici è ineludibile e va coordinata da un ente scientifico terzo e indipendente. È troppo semplicistico attribuire tutto agli stili di vita”, e si appella alle Istituzioni affinché sia messo in campo lo stesso impegno, soprattutto da parte delle istituzioni, nel combattere un’altra emergenza connessa con quella sanitaria che stiamo vivendo: l’emergenza dell’inquinamento ambientale. Il nostro Governatore De Luca, in una manifestazione ad Acerra, disse: assumeremo la questione ambientale come prioritaria dell’attività della Regione Campania. Cercheremo di muoverci sulla base di criteri oggettivi e di valutazioni scientifiche, non di stati d’animo. Ricostruiremo il registro dei tumori, non per drammatizzare ma per dare serenità alle famiglie con uno screening di massa permanente. Sulle bonifiche bisogna agire in fretta. Questo deve essere il nostro impegno: BONIFICHE – MONITORAGGIO CONTINUO ARIA E SUOLO – EDUCAZIONE AMBIENTALE - SCREENING. Scusate: ma se noi miglioriamo la qualità del nostro mare e dei nostri litorali non è questo un modo per dare nuovo smalto all'industria del turismo e nuova linfa vitale ad un tessuto socio-economico ulteriormente impoverito dalla pandemia?

Europa

misure di grande rilevanza per il significato politico

la pandemia ha generato un processo rigenerativo da parte dell’Unione Europea, uno spirito all’altezza della drammatica emergenza. Per la prima volta sono state adottate misure di grande rilevanza per il significato politico e per la portata delle risorse finanziarie mobilitate tra ricorso al mercato e bilancio comunitario: tra sostegno all’occupazione (SURE), Quantitative Easing (BCE) e Banca Europea degli Investimenti, e, infine, il Recovery Found. Un’occasione da saper cogliere da parte delle Regioni, chiamate ad un ruolo di co-decisione concreto con il governo, visto che l’Italia, il paese più colpito dal Covid19, ha ottenuto, tra donazione e prestiti, la quota più elevata di disponibilità, pari a circa 210 milioni di Euro, al di là di ogni rosea previsione. Da europeista convinto sento rafforzato in me il gradito dovere di corrispondere al nuovo corso del rapporto Unione Europea e Regioni. Il Consiglio Regionale della Campania, subito dopo le elezioni, è atteso ad offrire il meglio di se (bando alle facili demagogie), misurandosi ciascuno con capacità e tempestività ad affrontare gli indirizzi tracciati dalla Conferenza Stato- Regioni, per definire il programma e le strategie di attuazione nel quadro delle risoluzioni che il governo dovrà inviare all’Unione Europea, entro ottobre, per il Recovery Found. Una partenza impegnativa ma nel contempo esaltante. Credo di poter prestare il personale contributo, per la conoscenza coltivata nel tempo dei percorsi di attività della nostra regione, tra impulsi e scatti e frenate, sin dai primi passi, sulle prime linee guida predeterminate dai CRPE (Comitati Regionali della Programmazione Economica) per accompagnare l’istituendo regionalismo in Italia nel 1970.

Sanità

Intro:

La Sanità necessita, come priorità, rafforzare il nostro sistema sanitario nazionale e regionale, quale fattore, prima di tutto, di giustizia e civiltà, al fine di assicurare, in termini universalistici, il diritto alla salute a ciascun cittadino, a prescindere dalle sue condizioni economiche e sociali, ma anche un servizio alla comunità nel suo insieme di tutela della salute pubblica. Voglio solo ricordare alcuni traguardi importantissimi conseguiti nel settore nel corso del quinquennio 2015-20 dalla Regione Campania, primo fra tutti l’uscita dal regime di commissariamento, iniziato nell’anno 2009, l’adozione del nuovo Piano Ospedaliero e la nuova programmazione legata al Piano del Territorio. Inoltre ricordo la grossa battaglia circa i criteri di riparto del fondo sanitario nazionale, che ancora oggi non sono equi, perché continuano ad essere effettuati sulla base di un solo parametro, collegato all’età degli assistiti in carico. La Regione Campania, per quel motivo, è all’ultimo posto tra tutte le regioni d’Italia per livello di finanziamento del SSR. È necessario ed indispensabile continuare la battaglia, al fine di tutelare la salute dei cittadini della Regione.

Investire sul territorio è la sfida della Sanità del futuro:

Si parla sempre che il cittadino/paziente deve essere posto al centro del sistema sanitario e che i servizi di cura devono tendere verso il cittadino, ma per fare questo è necessario che ci sia, come dimostrato dall’emergenza Covid19, un territorio forte, capace di garantire quella continuità assistenziale, tra il lavoro del medico di famiglia, lo specialista territoriale lo specialista ospedaliero, che allo stato, salvo pochi percorsi definiti e validati, lavorano da soli.

Questa pandemia ci ha insegnato che il Covid-19 deve essere governato dal lato ospedaliero per curare chi si trova in gravi condizioni e da quello territoriale per contenere il contagio e limitarne la letalità. I modelli regionali che si sono dimostrati più efficaci sono quelli che hanno coinvolto maggiormente il territorio, e certamente la qualità delle cure ospedaliere deve passare da una gestione territoriale efficiente. La Regione Campania, con il Decreto n. 83 del 31/10/2019 sul nuovo Piano Regionale della Rete di Assistenza Sanitaria Territoriale 2019 – 2021, ha fissato le azioni future per la riforma del modello organizzativo della medicina territoriale, con le Aggregazioni Funzionali Territoriali degli studi dei Medici di Famiglia, e la garanzia di un servizio h12 (dalle 8 alle 20) alla cittadinanza

Questa pandemia ci ha insegnato che il Covid-19 deve essere governato dal lato ospedaliero per curare chi si trova in gravi condizioni e da quello territoriale per contenere il contagio e limitarne la letalità. I modelli regionali che si sono dimostrati più efficaci sono quelli che hanno coinvolto maggiormente il territorio, e certamente la qualità delle cure ospedaliere deve passare da una gestione territoriale efficiente.

La Regione Campania, con il Decreto n. 83 del 31/10/2019 sul nuovo Piano Regionale della Rete di Assistenza Sanitaria Territoriale 2019 – 2021, ha fissato le azioni future per la riforma del modello organizzativo della medicina territoriale, con le Aggregazioni Funzionali Territoriali degli studi dei Medici di Famiglia, e la garanzia di un servizio h12 (dalle 8 alle 20) alla cittadinanza. La nuova Medicina Territoriale, secondo il Piano, sarà incentrata sull’assistito attraverso strutture dedicate che devono garantire la sua totale presa in carico, con la continuità delle cure e l’integrazione socio- assistenziale, diminuendo contestualmente il ricorso alle cure ospedaliere. Il Distretto deve dare al cittadino le giuste informazioni sui luoghi e sui tempi per le proprie cure.
Questa è la sfida del futuro per il nostro servizio sanitario regionale, legata indubbiamente all’aumento della popolazione anziana e al conseguente incremento delle malattie croniche e invalidanti.

In quel senso si rende indispensabile, per una buona programmazione, rafforzare l’area socio- sanitaria e delle cure domiciliari (RSA – Hospice – etc.). Implementare il sistema informativo, essenziale per il controllo e le decisioni programmatiche e di pianificazione.

Continuità della garanzia dei LEA nell’anno solare e determinazione dei tetti di spesa:

I livelli essenziali di assistenza (abbreviato in LEA) sono l’insieme di prestazioni, servizi e attività che i cittadini hanno diritto ad ottenere dal Servizio sanitario nazionale (SSN) e hanno lo scopo di garantire condizioni di uniformità delle stesse prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale. Sono detti “livelli essenziali” perché comprendono tutte le attività sanitarie/assistenziali che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini italiani, a prescindere dalla loro residenza e condizione sociale. Allo scopo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza distrettuali in maniera uniforme sull’intero territorio, si è determinato una crescita inarrestabile del consumo di risorse economiche in sanità, causa il continuo progresso in campo diagnostico e terapeutico. Infatti ogni anno la domanda di salute dei cittadini della Regione Campania trova nei c.d. tetti di spesa un vuoto legato all’insufficienza degli stessi, che determina nelle fasce deboli dell’utenza una grave conseguenza, che è la rinuncia alle cure, contravvenendo a un dogma costituzionale, rappresentato dal diritto alla salute. Il Consiglio di Stato, infatti, con sentenza n. 5293/2019 e successiva ordinanza n. 805 del 31 gennaio 2020, ha accolto il ricorso della sanità privata accreditata ed ha nominato il Prefetto di Napoli commissario per la redazione del fabbisogno delle prestazioni sanitarie (presupposto per la corretta determinazione dei tetti di spesa) e per garantire la trasparenza del procedimento. Solo l’analisi del bisogno di salute del territorio può garantire una corretta programmazione dei volumi di prestazioni e correlati limiti di spesa annuali e la continuità delle cure per tutto l’anno solare. Con l’accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie nasce l’esigenza di disancorare la determinazione dei tetti di spesa da assegnare alle stesse dal criterio della c.d. "spesa storica", in base al quale ciascuna struttura privata accreditata si vedeva sostanzialmente attribuito lo stesso budget dell'esercizio precedente. La fissazione dei tetti di spesa deve necessariamente seguire quindi il diverso criterio della programmazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie rilevato a livello distrettuale, al fine di perseguire il tendenziale abbattimento delle liste di attesa esistenti nelle diverse branche specialistiche. L’uscita dal Piano di Rientro del disavanzo del settore sanitario della Regione Campania agevola la nuova determinazione dei tetti di spesa, che possono essere finalmente svincolati dal metodo di calcolo sulla spesa storica, ma definiti sull’effettivo fabbisogno territoriale, anche riguardo all’evoluzione delle necessità territoriali (nuove tecnologie diagnostiche). Certamente l’attuale situazione delle liste di attesa risente dell’insufficiente determinazione del fabbisogno di cui si parla. La determinazione dei volumi di prestazioni e correlati limiti di spesa è un atto programmatorio, e come tale deve essere adottato all’inizio dell’anno, al fine di evitare che ci siano mancanze di procedure amministrative riportate nel contratto (monitoraggi, etc.) ovvero tagli di prestazioni già erogate al momento della contrattualizzazione. L’articolo 8-bis del D. Lgs. n. 502/92 e ss.mm.ii., al comma 1 stabilisce che le regioni assicurano i livelli essenziali e uniformi di assistenza di cui all'articolo 1 avvalendosi dei presidi direttamente gestiti dalle aziende unità sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende universitarie e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, nonché di soggetti accreditati ai sensi dell'articolo 8-quater, nel rispetto degli accordi contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies. La ratio quindi è che la Regione, determinato il fabbisogno e quanto può essere erogato dalle strutture pubbliche esistenti, fissa il quantum da contrattualizzare con le strutture private accreditate. Sicuramente la continuità dell’assistenza può trovare soluzione nell’art. 8-quinquies, “accordi contrattuali”, che nel determinare i punti e parametri da inserire nei contratti da stipulare, alla lettera d) del comma 1, include anche i criteri per la determinazione della remunerazione delle strutture, ove queste abbiano erogato volumi di prestazioni eccedenti il programma preventivo concordato, tenuto conto del volume complessivo di attività e del concorso allo stesso da parte di ciascuna struttura (vedi regressione tariffaria). Si potrebbe prevedere, in alternativa, fondi aggiuntivi per patologie e diagnostiche emergenti, relativi a programmi di assistenza a elevato grado di personalizzazione della prestazione ovvero del servizio reso alla persona (vedi prestazioni di citogenetica e disturbi dello spettro autistico). Non dobbiamo dimenticare, altresì, che abbiamo ancora vigenti Nomenclatori Tariffari Regionali, sia di specialistica ambulatoriale che di protesica, datati da oltre 20 anni, non allineati con le innovazioni diagnostiche e terapeutiche: è fondamentale la loro revisione per la garanzia dei LEA.

Tetto di spesa per prestazioni erogate ad assistiti provenienti da “fuori Regione”:

i parametri imposti dal Piano di Rientro prevedevano, per un positivo bilancio, azioni volte ad una diminuzione della compensazione passiva ed un aumento di quella attiva. Mentre per la prima erano adottate procedure ed atti che comunque non hanno dati il risultato atteso, per la compensazione attiva dal 2016 è stato fissato un tetto invalicabile, che certamente non tendeva a quell’obiettivo. Fino all’anno 2015 quel tetto era valicabile e sottoposto al riconoscimento delle prestazioni da parte delle Regioni debitrici, al fine del pagamento delle prestazioni erogate fuori tetto. Con l’uscita dal Commissariamento deve essere ripristinata la norma ante 2016, in cui il limite era valicabile previo riconoscimento, prevedendo, in attesa della compensazione interregionale, una remunerazione di quelle prestazioni soggette al riconoscimento, di almeno il 50% del costo/tariffa stabilita. Solo così possiamo garantire le nostre strutture private accreditate di eccellenza presenti ed operanti sul territorio della Regione Campania. Certamente una più intensa alleanza pubblico- privato può essere da volano per l’innovazione nell’assistenza territoriale.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento:

Sono passati ormai 10 anni dall’approvazione della Legge n. 170 del 2010 sui disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, grazie alla quale la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia sono stati riconosciuti quali disturbi specifici di apprendimento, denominati “DSA”. La Regione Campania ha preso atto della Legge. Con quella Legge sono state definite le funzioni ed i ruoli delle varie figure professionali che operano per facilitare l’apprendimento e potenziare l’autostima del minore con DSA. Stiamo parlando di una buona fetta della popolazione, se si pensa che i disturbi dell’apprendimento riguardano il 4% della popolazione scolastica (circa 70.000 famiglie solo in Campania) ma le difficoltà di apprendimento ed il basso rendimento scolastico (dati dell’USR Regione Emilia su analisi del problema a livello nazionale) riguardano il 24% della popolazione scolastica (circa 450.000 famiglie in Campania). Allo stato l’intervento del servizio sanitario è limitato ai minori affetti da questi disturbi fino ad una età 9-10 anni, per un periodo di 6 mesi fino ad un massimo di 1 anno; tutto il supporto successivo è esclusivamente a carico della famiglia e della scuola. Diventa indispensabile, quindi, proporre e sostenere un metodo globale efficace, facendo da collegamento tra la famiglia, la scuola, e coloro che si occupano della diagnosi e della riabilitazione (neuropsichiatra, psicologo, logopedista). Generalmente questi bambini sono seguiti a casa, a vario titolo, da insegnanti (c.d. doposcuola), che certamente non conoscono gli strumenti necessari e non hanno le competenze specifiche per continuare quella presa in carico tale da produrre miglioramenti del disturbo specifico. La proposta operativa è quella di istituire il Tutor didattico per gli studenti con DSA: deve affiancare ed aiutare bambini e/o ragazzi con disturbi specifici di apprendimento (D.S.A.) o con difficoltà di apprendimento in senso ampio ad acquisire un metodo di studio personale ed ad utilizzare al meglio gli strumenti compensativi più idonei. Deve svolgere inoltre un ruolo di facilitatore dei rapporti tra famiglia, scuola ed, eventualmente, esperti della diagnosi e della riabilitazione DSA. Può operare in contesti educativi extra-scolastici compresi quelli familiari. Nello svolgimento del suo lavoro si interfaccia continuamente per la condivisione di obiettivi e strategie con le famiglie, le istituzioni scolastiche e gli specialisti DSA.

Nasce il servizio di Psicologia di base nei Distretti Sanitari:

Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato all'unanimità la Legge che istituisce il servizio di Psicologia di base. La figura professionale sarà inserita nell’ambito dell’assistenza territoriale affiancando, in ogni distretto, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali nell’assistenza ai singoli pazienti, in particolare per problemi legati all’adattamento (lutti, perdita del lavoro, separazioni, malattia cronica), per sintomatologia ansioso-depressiva, per problemi legati a fasi del ciclo di vita, per disagi emotivi transitori ed eventi stressanti, per il sostegno psicologico alla diagnosi infausta e alla cronicità di malattia. Il Servizio di Psicologia di Base si pone l’obiettivo di intercettare e diminuire il rischio di disagio psichico, rispondendo ai bisogni assistenziali della popolazione, e di prevenire e promuovere la salute psicofisica, che è stata messa a dura prova in questa fase di emergenza sanitaria Covid19. Sicuramente avremo una fase sperimentale tutta da costruire, che però ha già riscontrato un forte successo in altri paesi europei, dove l'efficacia degli interventi psicologici in ambito clinico è stata rilevante, e tra l’altro si è ottenuto un significativo risparmio sulla spesa del sistema sanitario rispetto all'investimento iniziale delle risorse. Grazie a questa legge tanti professionisti, in primo luogo giovani, potranno avere concrete opportunità di lavoro.

I Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) - percorsi assistenziali di scuola e lavoro:

La persona con Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), come qualsiasi altra persona, nel suo percorso di crescita psicologica si confronta con una serie di eventi sociali che comportano progressivamente sempre nuove richieste. Dall’infanzia all’adolescenza e quindi all’età adulta deve sottoporsi a periodici controlli sanitari, deve frequentare una scuola, deve frequentare i coetanei, deve condividere giochi, deve adattarsi ai ritmi del sistema famiglia cui appartiene, deve eseguire degli apprendimenti specifici, deve gestire le attività del tempo libero, deve affrontare i tumulti di vissuti sentimentali, e così via. Si tratta di eventi abituali e inevitabili che investono qualsiasi persona, ma che, in quella con ASD, trovano un soggetto con una minore disponibilità di risorse per fronteggiare i disagi e i turbamenti ad essi inevitabilmente connessi. SCUOLA: è il primo impatto importante nell’ambito della vita sociale. Bisogna, per questo motivo, fornire un efficace supporto a tutto il personale di questa istituzione, formulando protocolli che tengano conto anche delle realtà locali, in cui tali “buone pratiche” devono essere implementate: allo stato manca una preparazione specifica e non si può lasciare tutto al caso o all’improvvisazione. I genitori dei bambini autistici lottano quotidianamente con questa realtà e spesso questi bambini sono esclusi da molte attività, proprio perché non si sa come gestire i loro comportamenti e la loro imprevedibilità. I bambini affetti da questo disturbo richiedono tanta energia, attenzione e lavoro a chi gli è accanto, ma soprattutto richiedono strategie di gestione specifiche, per stabilire una relazione positiva che ne favorisca gli apprendimenti. Le insegnanti curriculari e di sostegno, oggi più che mai, sono chiamate a rispondere in maniera adeguata ai differenti bisogni di questi bambini, senza essere supportate né, molto spesso, avere una formazione specifica. Proposta: creare le basi per la costruzione di percorsi assistenziali che, oltre alle raccomandazioni cliniche, definiscano procedure operative ai professionisti coinvolti, tempistiche e setting riconosciuti e condivisi.

Citazioni

Italia Viva

I principali nostri valori fondamentali


Diritti Umani

donne e uomini devono avere in concreto eguali diritti e medesimi doveri. I nostri punti di riferimento sono la Costituzione repubblicana e antifascista, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Poniamo la persona al centro della nostra azione politica.


Eguaglianza e Solidarietà

Combattiamo le disuguaglianze e ogni forma di discriminazione. Crediamo nel principio di solidarietà: nessuno deve rimanere solo di fronte alle sfide della vita e tutti devono poter sviluppare il proprio potenziale umano, valorizzando i meriti e garantendo pari opportunità. Vogliamo che i giovani siano protagonisti delle scelte fondamentali del paese.


Giustizia

La Giustizia deve essere eguale, giusta e veloce per tutti i cittadini. La presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza passata in giudicato è un cardine dello stato di diritto. Siamo garantisti: nessuno deve soffrire le distorsioni del populismo penale e del giustizialismo mediatico.


Sicurezza

Senza sicurezza, internazionale e interna, non può esserci libertà. Contrasteremo ogni forma di criminalità e degrado, a partire da una lotta sempre più dura contro mafie e terrorismo.


Lavoro

Il lavoro è uno strumento fondamentale per rimuovere le disuguaglianze. Esso è presupposto della realizzazione individuale e del benessere collettivo. Il lavoro va creato, tutelato e incentivato. L’iniziativa economica e l’impresa vanno sostenute come strumento essenziale per la crescita. Non ci rassegniamo alla cultura dell’assistenzialismo e del conservatorismo.


Cultura

Dare valore alla cultura, alla conoscenza e alle competenze significa costruire una società più forte e libera. L’istruzione e la formazione permanente sono strumenti indispensabili di mobilità sociale. Ci impegniamo a sconfiggere la povertà educativa. La bellezza del nostro patrimonio culturale e storico è un bene comune che va difeso e valorizzato.


Ambiente

La cura del vivente umano e non umano, dell’ambiente, del nostro paesaggio e del patrimonio naturale è per noi centrale. Ci impegniamo a promuovere un modello di sviluppo sostenibile, che si fondi sull’utilizzo responsabile della tecnologia e contrasti la cultura dello spreco. Tutelare l’ambiente significa tutelare la salute nostra e delle generazioni future.


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Nord e Sud del paese non possono essere sinonimo di contrapposizione tra bisogni differenti. Lo sviluppo equilibrato di entrambi è il presupposto per la crescita di tutto il paese.


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Siamo orgogliosi di essere italiani ed europei. Per rendere il nostro Paese più forte abbiamo bisogno di un’Europa più forte e più coesa.

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